Non vogliamo la vendita di animali durante le fiere di San Settimio

  • by: Gianfranco Frelli
  • recipient: durante il mese di settembre e durante le fiere di san Settimio a Jesi (An) Italia, vengono venduti centinania di animali considerati da compagnia, noi diciamo di NO

Perché il commercio di animali detti "da compagnia" è la prima fonte di abbandono. Questi animali prima di essere venduti vivono la loro vita in gabbie e dopo aver fatto centinaia di chilometri dal luogo di origine, finiscono nelle bancarelle del mercato, dove vengono venduti. Noi non vogliamo questo, vogliamo fermare il commercio di animai cosidetti "da compagnia" perché crediamo che il commercio sia una cosa dannosa per la libertà dell'animale che la subisce. Libertà per pesci rossi, cani, gatti, furetti, cavie, conigli...

Egregio Sindaco Dr. Bacci,
Le scrivo in occasione della prossima Fiera di San Settimio, che si terrà a
Jesi dal 22 al 24 settembre 2013, Le chiedo di impedire l'esposizione e la
vendita di animali, durante la suddetta Fiera, ponendo alla Sua attenzione il
dramma e la sofferenza che gli animali subiscono quando, prima di essere messi
in esposizione e vendita all’interno di mercati, mostre, fiere ecc. vengono
costretti, molto spesso, a debilitanti viaggi di trasferimento in condizioni di
trasporto e detenzione particolarmente disagiati, per poi essere esposti a
repentini cambiamenti climatici che pregiudicano gravemente la loro salute, il
tutto in violazione delle leggi in materia di trasporto, detenzione e benessere
animale.
In generale, gli animali vengono sottoposti a particolari stress dovuti alla
promiscuità ed agli spostamenti, all’esposizione al caldo ed al freddo, alla
confusione ed ai rumori, ammucchiati in piccole gabbie, cartoni, contenitori e
vasche sovraffollate, condizioni per le quali si configura il reato di
maltrattamento previsto dalla L. 189/2004.
Animali vittime della curiosità invadente oltre ogni limite del pubblico, in
parte senza acqua e cibo, cuccioli di varie specie strappati dalle madri
prematuramente per esser gettati in pasto all’acquisto di persone a cui niente
viene nemmeno spiegato per il loro mantenimento da parte dei commercianti. L’
esposizione e la vendita di cuccioli di animali d’affezione e di animali di
ogni specie in occasione di tali manifestazioni contribuisce a diffondere una
conoscenza sbagliata del rapporto uomo-animale, in quanto non promuove il
rispetto verso gli animali, che anzi vengono trattati come oggetti, cose che si
possono comprare, vendere, regalare e quindi gettare via quando ci si stanca di
loro.
Il Comune di Jesi, dovrebbe mostrarsi al di sopra dell’esigenza di lucrare su
queste vittime di una crudeltà del tutto umana, promuovendo anziché bancarelle
piene di prigionieri resi oggetto, delle campagne contro il commercio degli
stessi.Ed è proprio per i motivi innanzi esposti ed in osservanza delle leggi a
tutela degli animali e della L. 189/2004 che si chiede di emanare apposita
ordinanza e, certi che la S.V. vorrà, nell’ambito dei principi generali fissati
dalle leggi, promuovere la presenza e la cura nel proprio territorio degli
animali, quale elemento fondamentale ed indispensabile, sia per l’equilibrio
dell’ambiente, che per la qualità della vita dei cittadini, riconoscere, a
tutte le specie il diritto ad un’esistenza compatibile con le proprie
caratteristiche biologiche ed etologiche, si resta in attesa di positivo
riscontro.
Le porgo cordiali saluti

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